Andrea Tj Vannini

I furbi e i fessi in Italia secondo Prezzolini

In Aforismi on 28 marzo 2014 at 4:05 pm

Dei furbi e dei fessi

1. I cittadini italiani si dividono in due categorie: i furbi e i fessi.

2. Non c’è una definizione di fesso. Però: se uno paga il biglietto intero in ferrovia, non entra gratis a teatro; non ha un commendatore zio, amico della moglie e potente nella magistratura, nella Pubblica Istruzione ecc.; non è massone o gesuita; dichiara all’agente delle imposte il suo vero reddito; mantiene la parola data anche a costo di perderci, ecc. questi è un fesso.

3. I furbi non usano mai parole chiare. I fessi qualche volta.

4. Non bisogna confondere il furbo con l’intelligente. L’intelligente è spesso un fesso anche lui.

5. Il furbo è sempre in un posto che si è meritato non per le sue capacità, ma per la sua abilità a fingere di averle.

6. Colui che sa è un fesso. Colui che riesce senza sapere è un furbo.

7. Segni distintivi del furbo: pelliccia, automobile, teatro, restaurant, donne.

8. I fessi hanno dei principi. I furbi soltanto dei fini.

9. Dovere: è quella parola che si trova nelle orazioni solenni dei furbi quando vogliono che i fessi marcino per loro.

10. L’Italia va avanti perché ci sono i fessi. I fessi lavorano, pagano, crepano. Chi fa la figura di mandare avanti l’Italia sono i furbi che non fanno nulla, spendono e se la godono.

11. Il fesso, in generale, è stupido. Se non fosse stupido avrebbe cacciato via i furbi da parecchio tempo.

12. Il fesso, in generale, è incolto per stupidaggine. Se non fosse stupido, capirebbe il valore della cultura per cacciare i furbi.

13. Ci sono fessi intelligenti e colti, che vorrebbero mandar via i furbi. Ma non possono: 1) perché sono fessi; 2) perché gli altri fessi sono stupidi e incolti, e non li capiscono.

14. Per andare avanti ci sono due sistemi. Uno è buono, ma l’altro è migliore. Il primo è leccare i furbi. Ma riesce meglio il secondo che consiste nel far loro paura: 1) perché non c’è furbo che non abbia qualche marachella da nascondere; 2) perché non c’è furbo che non preferisca il quieto vivere alla lotta, e la associazione con altri briganti alla guerra contro questi.

15. Il fesso si interessa al problema della produzione della ricchezza. Il furbo soprattutto a quello della distribuzione.

16. L’Italiano ha un tale culto per la furbizia, che arriva persino all’ammirazione di chi se ne serve a suo danno. Il furbo è in alto in Italia non soltanto per la propria furbizia, ma per la reverenza che l’italiano in generale ha della furbizia stessa, alla quale principalmente fa appello per la riscossa e per la vendetta. Nella famiglia, nella scuola, nelle carriere, l’esempio e la dottrina corrente – che non si trova nei libri – insegnano i sistemi della furbizia. La vittima si lamenta della furbizia che l’ha colpita, ma in cuor suo si ripromette di imparare la lezione per un’altra occasione. La diffidenza degli umili che si riscontra in quasi tutta l’Italia, è appunto l’effetto di un secolare dominio dei furbi, contro i quali la corbelleria dei più si è andata corazzando di una corteccia di silenzio e di ottuso sospetto, non sufficiente, però, a porli al riparo delle sempre nuove scaltrezze di quelli.
Giuseppe Prezzolini
Perugia 1882 – Lugano 1982
Scrittore, giornalista e aforista italiano
Codice della vita italiana, 1921.

Musica dal vivo: Firenze sia un modello, non un trampolino per la carriera.

In Politica on 29 agosto 2013 at 7:45 pm

Da anni a Firenze si vive la lotta intestina che l’amministrazione comunale va facendo a tutti gli artisti di strada, musicisti per primi. Ricordo con simpatia e con dispiacere le lotte che Francesco Cofone, ai tempi dei primi anni ’90 all’ “Eskimo club”, faceva ormai 20 anni fà. Ricordo con tristezza però anche i tanti altri amici che lottano ancora oggi perchè si possa permettere l’espressione artistica in una città come questa.

musica-vivoComprendo chiaramente che non si possa deregolamentare totalmente il settore, perchè il centro di Firenze sarebbe un attrattiva troppo forte per tutti i tipi di intrattenitori pseudo-artistici e diventerebbe una bolgia invivibile più di adesso.

Ma non accetto neanche di essere preso per i fondelli dalla neo senatrice, Rosa Maria di Giorgi, in quota renziana, che sventola e sbandiera la sua proposta di emendamento in parlamento, all’interno del decreto “FARE”, per liberalizzare la musica dal vivo. Non ho gradito l’uso propagandistico che va facendo , in stile renziano, quando la stessa è consapevole che non sarebbe mai potuto passare , così com’è avvenuto.

Inoltre io credo che il problema sia locale e non nazionale, le competenze amministrative devono essere delle amministrazioni locali, devono essere le singole realtà locali a gestire ogni territorio per le peculiarità che esse possono offrire , anche se una legge di indirizzo nazionale non nuoce.

Quello che non trovo accettabile è questo  bifrontismo, ipocrita, nazionale/locale. La sig.ra Di Giorgi non è novellina della politica e a Firenze, nella Firenze Renziana ha avuto un ruolo importante all’interno di un partito e di una maggioranza bulgara, dove certe proposte potevano essere realizzate senza tante esitazioni.

Perchè sbandierare sul suo splendente blog, la sua fiammante pagina facebook questa azione se non per vantarsi di azioni propagandistiche alle quali il nostro amato sindaco ci ha abituato?  Mi pare proprio fumo negli occhi, proprio nello stile Renziano….

Perchè invece non hanno risolto il problema che grava sulla città fiorentina, creando un esempio, un modello, che poi poteva essere utilizzato per fare scuola nelle altre amministrazioni comunali e magari utilizzato per far passare un emendamento nazionale?

Credo che di politici in carriera che sono disinteressati al bene collettivo, ne siamo anche troppo ricchi.

Sen. Rosa Maria di Giorgi a cosa punta con la sua propaganda? A cosa punta questo investire in spot continui che trovo su facebook per fare campagna adesioni sulla sua pagina, a elezioni concluse?

Vuole forse candidarsi alla prima poltrona di Firenze al posto del suo untore?

Sarebbe carino forse prima risolvere con proposte concrete dove si può, prima di strombazzare; insomma fatti, non slogan di renziana scuola.

Diciamo no alla Fondazione unica della cultura.

In Politica on 5 luglio 2013 at 12:33 pm

Oggi esce una mia intervista per conto del MoVimento 5 Stelle fiorentino:

M5S_Articolo repubblica cultura_bis

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