Movida Firenze:inutile privatizzazione della sicurezza del centro storico.

Ormai nel crescendo vorticoso della Movida fiorentina, le poche e blande posizioni della pubblica amministrazione sono il segnale della bandiera bianca alzata in segno di resa.

Nonostante i grandi proclami e le azioni spot di effetto per lanciare segnali propagandistici , le nostre città sono allo sbando.

Il centro come le periferie, il centro con la movida, venditori abusivi, mercato delle droghe, rumori molesti a tutte le ore della notte; le periferie con l’azzeramento dei servizi e i furti in aumento.

Gianassi e Falorni rispolverano una soluzione già provata più volte in passato che non ha dato nessun tipo di risposta al problema della movida fiorentina, la costituzione delle ronde di vigilanza.

La cosa odiosa questa volta è che si da il tutto in appalto a soggetti privati con soldi pubblici, dalla Regione Toscana per la precisione, e si spaccia il tutto come una soluzione partecipata che viene dal basso.

I comitati lamentano di non essere stati neanche interpellati, e denunciano che questa soluzione non funziona.

È troppo facile coinvolgere i cittadini a loro insaputa, e affermando che “tutti devono prendere parte alla soluzione della movida”. I cittadini la loro parte la stanno facendo da anni, ogni notte, i comitati come quello di S.Ambrogio “ma noi quando si dorme” o quello di Palazzuolo “Palomar” o gli altri della città, stanno fattivamente proponendo e stimolando la pubblica amministrazione ma Nardella o è troppo impegnato a svendere i gioielli immobiliare della città o è totalmente incapace di gestire la città!

Io propendo per tutte e due!!

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Consip: Marroni, nel suo curriculum già nel 2010, fu coinvolto in indagini per truffa alla ASL di Firenze.

Oggi Marroni accusa Russo del tentativo di pilotare la gara Consip a favore di Tiziano Renzi.

Afferma di aver creato il “muro di gomma”, ma quello che mi chiedo è se non fosse stato in realtà una spugna!

Già nel 2010 conoscevamo Luigi Marroni, allora amministratore della ASL Firenze, dove già da tempo gli sprechi e i grandi giochi immobiliari erano in corso, con notevoli proteste di tanti cittadini, chiusure di presidi locali, appalti al terzo settore, costruzione di ospedale in project financing, etcetc.

Ma nessuno si ricorda di quando Marroni invece di attuare un “muro di gomma”, diventò spugna, quale amministratore delegato nella ASL di Firenze. Nel 2010 un indagine ed un procuratore aveva ben chiaro come fosse impossibile che un tale ruolo dirigenziale potesse essere svolto senza che non fosse a conoscenza di tutte le orchestrazioni svolte per pilotare e corrompere i funzionari pubblici.

Vorrei ricordare le accuse:

Il “pm Mione contestava all’ex direttore del Dipartimento risorse tecniche della Asl Fabio Tittarelli e all’ex direttore amministrativo David Vannozzi, in relazione a questi due acquisti, i reati di falso in atto pubblico, truffa tentata e consumata e abuso d’ufficio. [..] La Asl non pubblicò alcun avviso e non fece eseguire alcuna valutazione comparativa fra i diversi immobili individuati né commissionò una perizia indipendente sulla congruità del prezzo. Per il villino di via Garbasso non risulta essere stata neppure chiesta una variante urbanistica per poter adibire l’edificio a casa famiglia. I malati di mente ci vivono ma all’atto dell’acquisto non furono previsti né un impianto antincendio né il piano di evacuazione. [..] Secondo la procura, Marroni fu indotto in errore dai suoi dirigenti Tittarelli e Vannozzi, che gli avevano assicurato la immediata utilizzabilità dei due edifici per ospitarvi la libera professione intramuraria dei medici, mentre uno dei due immobili non era stato neppure costruito. Gli inquirenti si domandano, peraltro, come sia possibile che una persona che ricopre un incarico di tale responsabilità si sia fatta così clamorosamente ingannare.

Detto tutto questo Enrico Rossi, presidente della regione toscana, riconfermato al suo secondo mandato nonostante fosse venuto fuori lo scandalo del buco di bilancio di 420 milioni di euro nell’ASL di Massa, premiò Marroni con l’assessorato regionale.

Si premiano sempre i migliori, cioè quelli che garantiscono i risultati. Certo, dipende da che parte si guardano i risultati.

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La sfida etica della globalizzazione.

Dobbiamo affrontare la sfida etica della globalizzazione.
Non si può fare nulla per fermare la globalizzazione e ancora meno per invertirne il corso.
Si può essere favorevoli e contrari rispetto alla nuova interdipendenza planetaria ma senza cambiarne le sorti.
Ma acconsentire o opporsi alla forma squilibrata che la globalizzazione della condizione umana ha assunto fino a qui è qualcosa che farà la differenza.
Disinnescare le azioni condizionate che derivano dall’interdipendenza globale, dalla mixofobia, dal risentimento, può portare a costruire una nuova società realmente empatica che abbatte i muri in una reale globalizzazione di valori positivi.
Un battito di ali di farfalla in India può far venire giù una valanga sulle Alpi.

Un post su internet o un piccolo gesto di un individuo in un piccolo paese dell’Africa può far scaturire una tragedia in America.
Un fabbricante che sfrutta dei bambini nelle sue fabbriche asiatiche, crea le condizioni per far chiudere le fabbriche occidentali, e un individuo che acquista un capo in un negozio ne è attore dello sfruttamento.

La farfalla non era consapevole, ed è stato così dall’inizio del mondo.

Un individuo oggi è interconnesso e consapevole e non può più far finta di non esserlo.
Questa è la grande sfida etica.

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Sindrome da Disturbo Dissociativo del PD Fiorentino.

Non ero ancora un ragazzo che Firenze e la Toscana erano governati dalla sinistra rossa, dei compagni, di un potere radicato e totalizzante.  

Per tutti questi decenni hanno governato ininterrottamente, senza alternanza, senza spezzare legami che nel tempo si fortificano col potere e si intrecciano.

Quei compagni, ormai diventati compagni di merende, sembrano aver dimenticato che se i giovani non hanno un futuro, se vi è una crisi di debito pubblico, una aumento grave della disoccupazione, è perché qualcuno ha governato male.

Quei compagni, sono ormai vecchi compagni, che soffrono di una grave forma di Disturbo Dissociativo. Invitano i militanti di sinistra a discutere affermando :”E’ il momento di confrontarsi sui temi, sapendo che c’è molto da correggere rispetto alle scelte fatte in questi anni. Il PD e il centrosinistra possono candidarsi al Governo del Paese solo mettendo in campo un progetto ambizioso.”

Mi sfugge qualcosa, ma è mai possibile che una classe dirigente dissociata possa continuare a governare?

Nardella e Emiliano che invitano a progettare soluzioni al mal governo?

Alquanto ridicolo il malato che crede di potersi curare da solo, con la stessa cura che lo ha ammalato.

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PARTITO DEMOCRATICO

Coordinamento Metropolitano di Firenze
Riceviamo e volentieri inoltriamo l’invito in oggetto.
Saluti
Pd Metr. Firenze
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Carissimi,
dopo la partenza di Milano, sabato 11 e domenica 12 febbraio ci troveremo a Firenze, alla Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia, per il secondo appuntamento di “Può nascere un fiore. Di nuovo, la Sinistra”.

La tappa di Firenze, dal titolo “Riparare il Paese. Un’altra economia, un nuovo modello per il lavoro”, vuole delineare i primi tasselli di un nuovo impianto di politica economica e sociale. Insieme ad esperti e a una pluralità di voci della sinistra, dentro e fuori dal PD, vorremmo iniziare a scrivere gli appunti per un nuovo centrosinistra.

E’ il momento di confrontarsi sui temi, sapendo che c’è molto da correggere rispetto alle scelte fatte in questi anni. Il PD e il centrosinistra possono candidarsi al Governo del Paese solo mettendo in campo un progetto ambizioso.

Dalle questioni del lavoro alla politica industriale, dal ruolo dello Stato nell’economia alla leva fiscale, dalla finanza sostenibile alle soluzioni per uscire dalla spirale tra debito pubblico e politiche di austerità, dagli strumenti di contrasto alle povertà al tema delle disuguaglianze.

In un mondo che sta cambiando e ci pone sfide inedite, una discussione aperta nel campo largo del centrosinistra è l’unica strada che conosciamo per correggere la rotta e immaginare la ripartenza.
Ti aspettiamo a Firenze!

In allegato trovi il programma dell’iniziativa.

Per motivi organizzativi è raccomandata l’iscrizione all’evento, che può essere effettuata cliccando qui ( https://riparareilpaese.eventbrite.it )

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M5S ed Europa:non deve essere la tecnocrazia o un regolamento antidemocratico, a dettare l’agenda politica.

Ieri c’è stato l’ultimo epilogo della tormentata storia Europea del Movimento: un voto della base, un decisione sul cambio di gruppo e se lasciare l’EFFD, andare nell’ALDE o restare non iscritti, e una conseguente doccia fredda dopo la bocciatura da parte del futuro gruppo scelto, l’ALDE.

Premetto che secondo me, la nostra rivoluzione politica, non è andare a costruire un nuovo soggetto di opposizione, ne alternarsi o rottamare un gruppo politico o una classe dirigente politica, ma era ed è rovesciare il paradigma di come la politica si attua e si gestisce, di chi ne sono gli attori, di quali ne sono i valori.

Sulla base di ciò, per cui, tocco alcuni punti sul voto in oggetto.

Il voto era chiesto e motivato con l’esigenza imposta dai regolamenti. Far parte di un gruppo parlamentare europeo non vuol dire principalmente condividerne una coalizione politica, ma unire le forze per poter fare di più. Cioè i regolamenti del parlamento europeo prevedono che tu possa essere parte di un gruppo parlamentare europeo, con rappresentanti di tutte le nazioni o una buona parte di esse, oppure confluire nel gruppo misto.

La polemica, sia interna tra attivisti, che esterna gonfiata dai media e dagli avversari politici, è stata incentrata sul fatto che il M5S, si apprestava a proporre un cambio di gruppo passando da un estremo politico all’altro, incentrandola sull’aspetto politico dell’appartenenza.

Ma la scelta era più funzionale, sapendo come funziona il parlamento europeo, come ben spiegava Ignazio Corrao in un suo post, o un articolo del Mattino dove si spiegava che avremmo potuto perdere acceso ai Fondi 400 per 680.000€ annui.

“…finire tra i non iscritti significherebbe perdere buona parte dei «fondi 400» destinati ai gruppi («circa la metà», dicono fonti interne al Movimento). Si tratta di una cifra di circa 40mila euro all’anno per ogni parlamentare, un tesoretto di circa 680mila euro usati dai pentastellati anche per finanziare attività sul territorio. “

Io non ci vedo niente di strano nell’entrare in gruppo parlamentare europeo, se mantieni dritta la barra politica di attuazione del tuo programma votato dagli elettori, ma non lo trovo utile allo scopo di realizzarlo il programma e non trovo corretto e coerente al metodo, farlo.

Se devi iscriverti ad un gruppo parlamentare europeo per avere accesso ai rimborsi spesa, per avere accesso ai file ed agli strumenti, per avere voce nel metodo con cui si attua la democrazia dentro il parlamento stesso, significa che alcuni parlamentari, che hanno la colpa di non essere rappresentati in tutte le nazioni, non hanno lo stesso valore rappresentativo, cioè significa che alcuni elettori non hanno lo stesso valore di altri. Questa è un aberrazione e questa dovrebbe essere la nostra lotta. Non piegarsi ai regolamenti e cercare nelle pieghe del sistema di far approvare leggi o mozioni utili a realizzare piccole parti del programma.

Noi dobbiamo, come primo obiettivo, cercare di cambiare in toto il modo con cui l’europa viene amministrata, il tipo di democrazia  con cui viene alimentata ogni giorno.

Ecco perché ho votato per l’indipendenza e voterò sempre per questa, perché l’indipendenza non ha prezzo, soprattutto quando fai una battaglia contro la corruzione, contro il sistema di mercificazione della democrazia; non puoi pensare che chi fa parte del sistema e da esso sia assoggettato, possa collaborare con te.

Non saranno i soldi a dettare l’agenda del Movimento. Non saranno i regolamenti antidemocratici a dettare le nostre scelte.

Coerenza di rimanere indipendenti, coerenza di poter lottare per i nostri ideali.

Sicuramente fuori da un gruppo parlamentare avremo meno mezzi economici e meno opportunità, ma manterremo il valore di coerenza e indipendenza.
Comunque anche stando dentro un gruppo parlamentare molte delle nostre proposte saranno bocciate, accantonate, snobbate dalle lobbies e dai partiti e fazioni.

Le gerarchie burocratiche sono lente a cambiare, l’estabilishment è spaventato dal rischio. La rivoluzione riuscirà se saremo tanti fuori, non se saremo nel gruppo parlamentare giusto.

Sono per indipendenza dalle logiche del sistema e dalle regole di come funziona un Europa che non mi piace per cosa rappresenta, per come si rappresenta, per come si attua.

Sono per l’europa dei popoli e spero saremo in tanti a pensarla così.
Se necessario mobilitiamoci tutti, noi attivisti e scendiamo in piazza a prender firme per cambiare i regolamenti, per avere una democrazia in europa, non una tecnocrazia.

Se serve, saliamo su letto dell’europarlmento, occupiamo le piazze, ma non svendiamoci al ribasso.

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