Sindrome da Disturbo Dissociativo del PD Fiorentino.

Non ero ancora un ragazzo che Firenze e la Toscana erano governati dalla sinistra rossa, dei compagni, di un potere radicato e totalizzante.  

Per tutti questi decenni hanno governato ininterrottamente, senza alternanza, senza spezzare legami che nel tempo si fortificano col potere e si intrecciano.

Quei compagni, ormai diventati compagni di merende, sembrano aver dimenticato che se i giovani non hanno un futuro, se vi è una crisi di debito pubblico, una aumento grave della disoccupazione, è perché qualcuno ha governato male.

Quei compagni, sono ormai vecchi compagni, che soffrono di una grave forma di Disturbo Dissociativo. Invitano i militanti di sinistra a discutere affermando :”E’ il momento di confrontarsi sui temi, sapendo che c’è molto da correggere rispetto alle scelte fatte in questi anni. Il PD e il centrosinistra possono candidarsi al Governo del Paese solo mettendo in campo un progetto ambizioso.”

Mi sfugge qualcosa, ma è mai possibile che una classe dirigente dissociata possa continuare a governare?

Nardella e Emiliano che invitano a progettare soluzioni al mal governo?

Alquanto ridicolo il malato che crede di potersi curare da solo, con la stessa cura che lo ha ammalato.

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PARTITO DEMOCRATICO

Coordinamento Metropolitano di Firenze
Riceviamo e volentieri inoltriamo l’invito in oggetto.
Saluti
Pd Metr. Firenze
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Carissimi,
dopo la partenza di Milano, sabato 11 e domenica 12 febbraio ci troveremo a Firenze, alla Casa del Popolo di San Bartolo a Cintoia, per il secondo appuntamento di “Può nascere un fiore. Di nuovo, la Sinistra”.

La tappa di Firenze, dal titolo “Riparare il Paese. Un’altra economia, un nuovo modello per il lavoro”, vuole delineare i primi tasselli di un nuovo impianto di politica economica e sociale. Insieme ad esperti e a una pluralità di voci della sinistra, dentro e fuori dal PD, vorremmo iniziare a scrivere gli appunti per un nuovo centrosinistra.

E’ il momento di confrontarsi sui temi, sapendo che c’è molto da correggere rispetto alle scelte fatte in questi anni. Il PD e il centrosinistra possono candidarsi al Governo del Paese solo mettendo in campo un progetto ambizioso.

Dalle questioni del lavoro alla politica industriale, dal ruolo dello Stato nell’economia alla leva fiscale, dalla finanza sostenibile alle soluzioni per uscire dalla spirale tra debito pubblico e politiche di austerità, dagli strumenti di contrasto alle povertà al tema delle disuguaglianze.

In un mondo che sta cambiando e ci pone sfide inedite, una discussione aperta nel campo largo del centrosinistra è l’unica strada che conosciamo per correggere la rotta e immaginare la ripartenza.
Ti aspettiamo a Firenze!

In allegato trovi il programma dell’iniziativa.

Per motivi organizzativi è raccomandata l’iscrizione all’evento, che può essere effettuata cliccando qui ( https://riparareilpaese.eventbrite.it )

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M5S ed Europa:non deve essere la tecnocrazia o un regolamento antidemocratico, a dettare l’agenda politica.

Ieri c’è stato l’ultimo epilogo della tormentata storia Europea del Movimento: un voto della base, un decisione sul cambio di gruppo e se lasciare l’EFFD, andare nell’ALDE o restare non iscritti, e una conseguente doccia fredda dopo la bocciatura da parte del futuro gruppo scelto, l’ALDE.

Premetto che secondo me, la nostra rivoluzione politica, non è andare a costruire un nuovo soggetto di opposizione, ne alternarsi o rottamare un gruppo politico o una classe dirigente politica, ma era ed è rovesciare il paradigma di come la politica si attua e si gestisce, di chi ne sono gli attori, di quali ne sono i valori.

Sulla base di ciò, per cui, tocco alcuni punti sul voto in oggetto.

Il voto era chiesto e motivato con l’esigenza imposta dai regolamenti. Far parte di un gruppo parlamentare europeo non vuol dire principalmente condividerne una coalizione politica, ma unire le forze per poter fare di più. Cioè i regolamenti del parlamento europeo prevedono che tu possa essere parte di un gruppo parlamentare europeo, con rappresentanti di tutte le nazioni o una buona parte di esse, oppure confluire nel gruppo misto.

La polemica, sia interna tra attivisti, che esterna gonfiata dai media e dagli avversari politici, è stata incentrata sul fatto che il M5S, si apprestava a proporre un cambio di gruppo passando da un estremo politico all’altro, incentrandola sull’aspetto politico dell’appartenenza.

Ma la scelta era più funzionale, sapendo come funziona il parlamento europeo, come ben spiegava Ignazio Corrao in un suo post, o un articolo del Mattino dove si spiegava che avremmo potuto perdere acceso ai Fondi 400 per 680.000€ annui.

“…finire tra i non iscritti significherebbe perdere buona parte dei «fondi 400» destinati ai gruppi («circa la metà», dicono fonti interne al Movimento). Si tratta di una cifra di circa 40mila euro all’anno per ogni parlamentare, un tesoretto di circa 680mila euro usati dai pentastellati anche per finanziare attività sul territorio. “

Io non ci vedo niente di strano nell’entrare in gruppo parlamentare europeo, se mantieni dritta la barra politica di attuazione del tuo programma votato dagli elettori, ma non lo trovo utile allo scopo di realizzarlo il programma e non trovo corretto e coerente al metodo, farlo.

Se devi iscriverti ad un gruppo parlamentare europeo per avere accesso ai rimborsi spesa, per avere accesso ai file ed agli strumenti, per avere voce nel metodo con cui si attua la democrazia dentro il parlamento stesso, significa che alcuni parlamentari, che hanno la colpa di non essere rappresentati in tutte le nazioni, non hanno lo stesso valore rappresentativo, cioè significa che alcuni elettori non hanno lo stesso valore di altri. Questa è un aberrazione e questa dovrebbe essere la nostra lotta. Non piegarsi ai regolamenti e cercare nelle pieghe del sistema di far approvare leggi o mozioni utili a realizzare piccole parti del programma.

Noi dobbiamo, come primo obiettivo, cercare di cambiare in toto il modo con cui l’europa viene amministrata, il tipo di democrazia  con cui viene alimentata ogni giorno.

Ecco perché ho votato per l’indipendenza e voterò sempre per questa, perché l’indipendenza non ha prezzo, soprattutto quando fai una battaglia contro la corruzione, contro il sistema di mercificazione della democrazia; non puoi pensare che chi fa parte del sistema e da esso sia assoggettato, possa collaborare con te.

Non saranno i soldi a dettare l’agenda del Movimento. Non saranno i regolamenti antidemocratici a dettare le nostre scelte.

Coerenza di rimanere indipendenti, coerenza di poter lottare per i nostri ideali.

Sicuramente fuori da un gruppo parlamentare avremo meno mezzi economici e meno opportunità, ma manterremo il valore di coerenza e indipendenza.
Comunque anche stando dentro un gruppo parlamentare molte delle nostre proposte saranno bocciate, accantonate, snobbate dalle lobbies e dai partiti e fazioni.

Le gerarchie burocratiche sono lente a cambiare, l’estabilishment è spaventato dal rischio. La rivoluzione riuscirà se saremo tanti fuori, non se saremo nel gruppo parlamentare giusto.

Sono per indipendenza dalle logiche del sistema e dalle regole di come funziona un Europa che non mi piace per cosa rappresenta, per come si rappresenta, per come si attua.

Sono per l’europa dei popoli e spero saremo in tanti a pensarla così.
Se necessario mobilitiamoci tutti, noi attivisti e scendiamo in piazza a prender firme per cambiare i regolamenti, per avere una democrazia in europa, non una tecnocrazia.

Se serve, saliamo su letto dell’europarlmento, occupiamo le piazze, ma non svendiamoci al ribasso.

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Jp Morgan va bandita dal tavolo delle trattative MPS.

Renzi ha perso il referendum ed ha perso il suo progetto di eliminare una Costituzione antifascista e scomoda ai potenti. Il popolo ha respinto al mittente i desiderata dei neoliberisti.

Nonostante questo, siamo da giorni in scacco dallo stesso sconfitto, che non vuol lasciare la poltrona di comando e non porta rispetto ne alle istituzioni, ne al volere popolare del referendum.

Come puntuale la minaccia del mercato, che non è altro che un braccio armato del capitale, ha iniziato ad agire, infatti oggi i lobbisti hanno fatto pigiare i bottoni ai loro servi in BCE e la BCE ha bocciato MPS, con relativo crollo.

Ora Padoan &co hanno fatto un vertice a Roma per discutere del da farsi, ma al tavolo c’erano proprio loro, i mandanti del capitale, JpMorgan.

Ma è mai possibile che un soggetto come JPMorgan sia ritenuto un advisor credibile? Dopo il patteggiamento in cui ammise le sue colpe per aver trascinato tutto il mondo nella crisi del 2008 dei subprime, che ha messo in ginocchio tutto il mondo occidentale senza pagarne le conseguenze, è mai possibile che gli si permetta ancora di sedersi ai tavoli istituzionali?

 

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Decadenza e psichiatria politica — diario di Peppe Carpentieri

Non da oggi, a mio modesto parare, racconto la decadenza della nostra società, sembra che tutto sia alla rovescia: arroganti, incapaci e ignoranti ricoprono ruoli istituzionali mentre i popoli sono divisi fra apatici, nichilisti e cittadini costretti a subire la decadenza stessa della società capitalista. Lo spettacolo dei cialtroni e degli arroganti dispotici è rappresentato […]

via Decadenza e psichiatria politica — diario di Peppe Carpentieri

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Vince il NO, ma non abbiamo vinto.

Un sentito incommisurabile e appassionato grazie, a tutti che hanno dato il loro impegno in questa campagna referendaria.

Tutti gli attivisti, sia del Movimento 5 Stelle che del Comitato del No, che di tutto l’arco politico, contribuendo tutti alla dimostrazione della grande partecipazione democratica al voto.
 
Ringrazio chi si è fatto i banchini al freddo, a rotazione, a ritmo sfrenato, chi ha distribuito volantini, chi ha organizzato e coordinato le varie fasi, chi ha inviato mail, partecipato a dibattiti, contribuito con diffusione di principi, che lo abbia fatto 24 ore al giorno od anche se solo 5 minuti, ma con il 100% del cuore e della testa.
 
Abbiamo difeso la Costituzione.
Abbiamo detto NO forte e chiaro a chi voleva stravolgere le fondamenta di questa Repubblica.
Abbiamo fermato chi voleva riformare il paese riducendo i diritti del popolo e favorendo i poteri forti, storpiando i valori di mutualità della Costituzione contro il neoliberismo rampante degli ultimi decenni.
 
Ma non abbiamo vinto.
C’è da lottare molto ancora. Per vincere dobbiamo davvero far tornare il popolo sovrano e sappiamo che sovrano non lo è stato nel recente passato, ne oggi e nemmeno domani senza Renzi Presidente.
 
Abbiamo migliaia di portavoce nei vari comuni italiani e nelle regioni, abbiamo molti sindaci, che son espressione diretta dei cittadini, grazie al M5S, ma ancora oggi è difficile attuare l’applicazione della Costituzione, perché nel corso degli anni, negli ultimi 30-40 anni, la nostra classe politica ha svenduto il paese alle multinazionali, alle lobbies, cambiando le regole, approvando leggi ingiuste, privatizzando diritti e servizi. Ha allontanato l’esercizio del potere amministrativo, sia nazionale che locale, dal cittadino.
 
Basta pensare alla gestione dell’acqua, dove il popolo ha espresso chiaramente per mezzo di un referendum, con quale sistema dev’essere gestita l’acqua e come invece è difficile attuare tale volere popolare. 
Sono state create scatole su scatole cinesi, entro cui le gestioni, le autorità, le norme, gli appalti in outsourcing, si arrovellano e la sovranità popolare si è perduta nei miasmi di una burocrazia malata , incancrenita, clientelare.
 
In ogni ambito della cosa pubblica è così e quindi questa vittoria del referendum sulla costituzione è solo una prima battaglia di resistenza.
 
Renzi non si è dimesso per andarsene.
Renzi non ha perso.
Renzi ha ancora un forte potere e lo ha dimostrato con quel 40% di voti netti, venuti da una campagna che solo lui ha portato avanti, in prima persona e in prima persona gestirà il dopo.
 
Se guardo con calma le posizioni durante il voto e le dimissioni di Renzi, mi convinco ancora di più che ci dobbiamo preoccupare proprio adesso, di come proseguire.
Le dimissioni col sorrisetto, con le frasi di sfida, con in testa un piano ben preciso per utilizzare la sconfitta elettorale contro le varie forze interne contrarie e rafforzare la sua leadership.
 

I poteri forti, che con il morto ancora caldo della riforma costituzionale, la pistola fumante del esito referendario, fanno trapelare per bocca della Casa Bianca, che il voto di ieri è stato solo un capitolo, non la sua fine. 

Mandano il loro messaggio che nonostante il risultato del referendum e del plebiscito popolare per il NO, non si potranno fermare il processo di riforma perché secondo gli usa e il blocco di lobbies che loro rappresentano, pensano che gli italiani “devono adottare” delle riforme “per portare il Paese lungo una strada verso una governance più efficace e stabile, verso una crescita economica sostenuta e verso investimenti stranieri in aumento”.

Abbiamo bisogno di tornare a fare politica in casa nostra, non farsi comandare dagli altri. Dobbiamo ridare forza al nostro paese ripartendo dalla Costituzione appena rinvigorita.

Andremo a votare presto, ma purtroppo le votazioni politiche non sono referendum e i cittadini oggi giorno sono abituati e manipolati a votare l’uomo forte, piuttosto che le idee e il metodo corretto.

Non ci sono molti uomini forti, molti leader e Renzi si ripresenterà più forte di prima.

Restiamo vigili e scaldiamo i muscoli per la prossima corsa.

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