Tiritera Fiorentina-Della Valle. Quali le vere ragioni?

Da tempo assisto al valzer di dichiarazioni del proprietario e patron della Fiorentina Calcio, dal Sindaco, da vari personaggi; argomenti che hanno pure portato alle dimissioni di un assessore della giunta Renzi.

30 marzo 2010: Diego Della Valle annuncia di voler lasciare la società, per sempre e definitivamente. Bufera, tutti accusano, i giornali, il sindaco e la città: “non gli vogliono dare la possibilità di sviluppare il progetto per portare la fiorentina e la città, tra le grandi internazionali!”

Ma purtroppo si perdono, come sempre quando c’è di mezzo il tifo e la fede viola, tanti punti fermi.

Perchè Diego Della Valle si dimette? Anche alcuni siti internet se lo chiedono, pongono le domande, ma non arrivano risposte.

Con lo stile del momento, cioè quello di Arcore, il giorno dopo, la bufera è passata, i Della Valle restano, Diego non fa marcia indietro sulle dimissioni dalla carica, ma resta la società. Anzi, il giorno dopo, il 31 marzo, annunciano che il prossimo anno Andrea tornerà presidente.

A cosa servono queste manovre? Ad ottenere qualcosa sicuramente.

I Della Valle sono stati “chiamati” a Firenze dai nostri politici, Domenici in primis, il quale creò una nuova società, la Fiorentina 1926 Florentia srl, poi rinominata e ceduta ai Della Valle; hanno fatto di tutto per spianargli la strada e acquistare una società importante , con un nome (aveva vinto la Coppa Italia l’anno prima), a “due lire”, proprio come quei capitalisti con le pezze al culo che fanno e disfanno l’Italia moderna.

Cosa hanno promesso i politici a suo tempo? La lobby del PD cosa ha garantito a questi imprenditori? Sicuramente delle facilitazioni e questa cambiale che abbiamo visto da pagare, anche la nuova amministrazione ha dimostrato intenzionata a rispettare, tant’è che la Cavandoli non ha potuto portare avanti una difesa d’ufficio dell’interesse pubblico, ma si è dovuta dimettere, con intervento a gamba tesa del sindaco stesso.

Per la città sono anni difficili, intensi, opportuni per molti, visto che si stanno versando migliaia di metricubi di cemento in uno sviluppo urbanistico inimmaginabile da decenni. La cittadella viola, e tanti altri interventi, tra cui la Tav con la Stazione Foster dove potrebbe così arrivare il nuovo treno dei Della Valle, l’alta velocità dei ricchi, l’NTV. Società quest’ultima dove forte è la presenza nella compagine societaria, degli onnipresenti francesi della SNCF e dell’Alstom che costruirà i treni nelle sue fabbriche ex-Fiat, Alstom di cui scriverò presto,perchè indagati in mezzo mondo per tangenti, e dentro la Tav e la Tramvia fiorentina e l’Ataf.

Forse però dobbiamo scavare invece nelle inchieste di calciopoli.

Tempestiva infatti la comunicazione di Della Valle con il rilancio delle indagini su Calciopoli, che sembrava ormai sepolto. Il caso nuovo vede al centro dell’occhio del ciclone proprio i Della Valle, che dalle nuove intercettazioni emerse e non valutate attentamente dai carabinieri, sembrerebbero stati dediti a continue pressioni sui designatori arbitrali per salvarsi nella stagione 2004-2005. Pensate il sig.Bergamo ha accumulato 51.000 telefonate intercettate che sono in fase di valutazione !

Dato che magari non si può fare un decreto per salvarsi, dato che non si può più (davvero sarà così?) fare pressioni sugli arbitri,  dato che il giochino diventa serio e non controllabile, magari perde di interesse.

Sono allusioni, lo sò, ma nessuno ne vuol parlare, nessun giornalista in questi giorni vuole scavare e approfondire.

Il fatto che siano venute fuori queste novità processuali potrebbero portare a conseguenze restrittive per chi ne era stato protagonista, sopratutto se ad oggi fosse ancora nelle cariche che influenzano le scelte aziendali. Ecco allora una possibile risposta seria e concreta alla esigenza di abbandonare la società da parte dei fratelli Della Valle, usando questo fatto come, invece, polemica politica per vedere di salvare capra e cavoli.

Inutile la difesa dei Della Valle, misero l’attacco a Gioacchino Genchi, “capro espiatorio” del sistema intercettatore della giustizia italiana. Genchi ha querelato Della Valle. Meglio almeno verrà fuori un pezzo di verità.

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Una risposta a Tiritera Fiorentina-Della Valle. Quali le vere ragioni?

  1. car ha detto:

    Questo un articolo uscito qualche giorno dopo le “dimissioni” da patron di Diego Della Valle sul Nuovo Corriere di Firenze
    FIRENZE – Quella di sabato al Franchi contro l’Inter (per coincidenza proprio la squadra di cui si è sempre professato tifoso e del cui Consiglio di amministrazione ha fatto parte prima di rilevare la società viola) sarà la prima partita casalinga senza Diego Della Valle dopo le sue dimissioni da patron. “La Fiorentina? L’abbiamo data a Della Valle, quello della Valleverde”. L’anticipazione era stata di Eugenio Giani, assessore allo sport del Comune di Firenze, poco prima che iniziasse la conferenza stampa convocata per le 17 di sabato 3 agosto del 2002 in cui lui e il sindaco Domenici avrebbero dato ufficialmente l’annuncio. Fuori il cielo mandava insolitamente giù acqua a catinelle, e i giornalisti (preavvertiti con meno di un’ora di anticipo rispetto all’orario fissato) la presero quindi tutta per arrivare alla Sala di Lorenzo di Palazzo Vecchio in tempo. L’attesa (che poi si protrasse per quasi un’ora) fu ingannata proprio grazie al premuroso annuncio dell’allora assessore allo sport. Che però (caso forse rimasto unico per lui) lì per lì si era sbagliato. Già però tutti i giornalisti erano lì a fare il suono di rombi di motore e battute imitando la voce del pilota irlandese della Ferrari di Formula Uno, Eddie Irvine (che nello slogan della pubblicità diceva in un italiano stentato una cosa tipo “Anche a me mi piasce camminare in una Valleverde”). La notizia fa subito il giro della città e anche i tifosi “abboccano”: “Personalmente ritengo Della Valle un personaggio di primissimo piano dell’imprenditoria italiana – la dichiarazione di Walter Tanturli, presidente dell’Associazione Tifosi Fiorentina – anche se dovrà cambiare uno dei suoi marchi: al posto di Valleverde ora dovrà mettere Valleviola!”. Nel frattempo Giani si era documentato meglio e in conferenza stampa lui e il sindaco raccontarono tutti i retroscena della “svolta”: il sindaco si era dovuto svegliare presto – così dissero testuale – addirittura alle 7 di mattina, per raggiungere Cannes dove Diego Della Valle era pronto a salpare con il proprio yacht per partire per le vacanze. I tempi stringevano e un ritardo anche minimo avrebbe mandato tutto in fumo. Ma quel lapsus di Giani in effetti era sintomatico. E fu confermato in un convegno organizzato in collaborazione con l’Ussi, l’Unione stampa sportiva, pochi mesi dopo a Coverciano. Diego Della Valle, dopo il suo ingresso nel mondo del calcio era salito vertiginosamente nelle top 10 delle classifiche di popolarità e di visibilità, che lo avevano portato in pochi mesi dalle posizioni oltre il trentesimo posto, a scavalcare e sopravanzare di diverse posizioni tra gli altri “addirittura” (spiegava con meraviglia il relatore) il produttore cinematografico Vittorio Cecchi; che guarda caso lo aveva preceduto alla guida della Fiorentina. Una popolarità che, senza entrare nello stucchevole ginepraio dei conti di quanto ha speso e quanto ha guadagnato da allora Diego Della Valle con la Fiorentina, lo ha certamente accompagnato (e contribuito in misura non certo poco rilevante) nella sua irresistibile ascesa in affari. Perchè per un imprenditore che opera nel campo della moda la visibilità vuol dire molto. Nel frattempo Diego Della Valle è entrato come azionista in Piaggio, Bialetti, Rcs, Poligrafici Editoriale, magazzini americani Saks Fifth Avenue (solo per dirne alcune), si è ritagliato un posto privilegiato nei salotti della politica, oltre alle prestigiose poltrone del martedì sera a Ballarò o al Porta a Porta di Vespa.
    Inutile sottolineare che Diego Della Valle è stato patron negli anni migliori della Fiorentina dal punto di vista internazionale (basti pensare ai tre anni consecutivi di imprese in Europa, uno in Uefa ai due di Champions). Eloquente è anche l’esempio del giocatore giapponese Nakata, sfruttato in viola nella stagione 2004-2005 più per far sfondare i marchi Tod’s e Hogan sui mercati orientali che per reali esigenze tecniche. Svernava per lo più in panchina o in tribuna, era l’ectoplasma dell’atleta che aveva consegnato di fatto un incredibile scudetto del Giubileo alla Roma, ma ogni giorno, nella sala stampa del Franchi c’erano almeno due giornalisti giapponesi che a chiunque si presentasse a quel banco davanti al cartello con il fondo viola e le patacche degli sponsor non elargissero, tra i sorrisini generali dei presenti, la solita cantilenante domanda sincopata con accenti a ogni finale di parola: “Che pensi tu di Nakata?”.

    Carlo Carotenuto

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