L’Acqua è un bene comune.

E’ partita la campagna di raccolta di firme per il referendum contro la privatizzazione dell’acqua. Contro la privatizzazione.Provo quindi a parlare a favore dell’acqua di proprietà comune.

Acqua pubblica e non tanto di pubblica acqua.

Sembra un gioco di parole semantico, di quelli che fanno i grafici e i media manager oggi giorno, credendo di essere simpatici, ma un gioco non lo è, e nemmeno simpatico. E’ un sottile strumento di marketing utilizzato a Firenze per privatizzare il bene più prezioso per la vita e la democrazia: l’acqua. Il frutto del gioco è Publiacqua spa.

L’acqua del Comune di Firenze ed a catena, negli anni, dei vari comuni del circondario, è diventata il core business di gestione di una azienda privata a partecipazione istituzionale. Non voglio dire a partecipazione pubblica come si usa dire sempre, perchè di partecipazione pubblica c’è poco, nel senso che le nomine sono “feudatali” del sindaco. La Signoria fiorentina nomina i suoi emissari, e ssì poco è cambiato, negli ultimi 500 anni, tante parole ma non la sostanza.

Continua…

Leggi sulla partecipazione, trasparenza, ma di fatto chi comanda comanda. Siamo ancora al gioco dei poteri, delle lobby, ma invece fuori sta cambiando il mondo, che si piega passo passo al web2.0, all’interattività, alla integrazione utente-fornitore. Ma lascio questo aspetto per concentrarmi nuovamente sull’acqua.

Ho aperto una scheda sull’acqua nel progetto di studio sulle Mappe del Potere Locale, che trovate sul forum meetup degli Amici di Beppe Grillo di Firenze. I risultati di questo progetto di studio saranno via via pubblicati sul blog omonimo Mappa del Potere

Il Comune ha privatizzato la gestione dell’acquedotto per una concessione ventennale, con gara a cui si presenta un unico interlocutore, Acque Blu Fiorentine spa, che rappresenta un ATI, un associazione temporanea di imprese tra Acea e GDF Suez.

Perchè demandare un sistema che funzionava benissimo?

Memore di un incontro con tecnici dell’ex-acquedotto fiorentino, ricordo che lo stesso era un vanto per tutta l’europa che ne veniva a studiare il modello ed il funzionamento. Avevamo fior fiore di tecnici, dipendenti comunali , preparati. Oggi abbiamo esternalizzato a ditte sconosciute, che un giorno ci sono e l’altro non sappiamo e abbiamo perduto conoscenza tecnica.

Per finanziare degli investimenti? I capitalisti che sono entrati in Publiacqua spa hanno avuto una garanzia di interessi sui capitali del 7% (costi pubblici, benefici privati). Credete che sarebbe stato difficile per il Comune trovare banche e investitori disposti a dare capitali al 7% per fare nuove opere all’acquedotto?

Non lo sarebbe stato neanche nel 2005, momento florido, ma lo sarebbe maggiormente adesso con la crisi attuale.

Quello che trovo assurdo è che forse si poteva trovare una strada nuova, coinvolgendo i cittadini in una nuova forma di futuro.

Era presto forse, ma adesso i tempi sono molto più maturi. Perchè non creare una società cooperativa popolare, dove ognuno dei cittadini conta per uno, ed ognuno si accolla una quota di capitale, così come Publiacqua spa ci ha chiesto un versamento di una quota di caparra sui consumi.

Si potrebbe emettere delle sottoscrizioni di quote di capitali da prestare alla cooperativa e iniziare a fare gli investimenti.

Si potrebbe inoltre rendere trasparente e meritocratico la nomina e le scelte del CDA, e dei consiglieri amministratori.

L’uso delle acque è fatto senza buon senso, iniziamo ad usarlo. Parliamone insieme.

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