L’occasionalità della scelte.

…”o il governo del territorio si basa su una capacità di visione ad ampio spettro nello spazio e nel tempo, su una formulazione di alternative consapevole delle implicazioni strutturali e non solo contingenti e su una coscienza delle responsabilità politico amministrative che, nel governo del territorio, sempre e comunque oltrepassano sia le mura locali sia le aspettative dei rispettivi elettorati, oppure quello stesso governo del territorio degrada agevolmente nell’occasionalità della scelta.”
Direi che ad oggi in Toscana, in Firenze, il percorso delle nostre amministrazioni è stato pieno di  occasionalità.
Come capite sto preparandomi all’esame di Fondamenti di Urbanistica, e mi stavo rileggendo il PiT della Toscana, il Piano di indirizzo territoriale della Regione Toscana.
Fa male davvero vedere che da parte della politica locale, non vi è neppure più la morale personale, la dignità. Da una parte si riempiono le pagine di parole, belle, bellissime, dall’altra si agisce passo passo, con l’ingordigia che il potere ti mette nel piatto d’argento.
Tutte le scelte locali sono frutto di “accordicchi”, di interpretazioni dei codici, di circumnavigazione degli stessi.
Con quali risultati?
Che i soliti imprenditori realizzano opere edilizie segnando il territorio, incrementando l’economia edile, quella famosa grossa percentuale del mondo economico che tiene in piedi l’italia per dirla come tutti i nostri giornalisti da strapazzo.
Ma questo segnare il territorio, segnare la natura dove viviamo, segnerà per sempre la nostra cultura, la nostra società;  segna il modo con cui viviamo, con cui interagiamo tra di noi e tra la nostra vita e la nostra città.
Come potrà un imputato o una vittima sperare nella giustizia entrando nel nuovo palazzo di giustizia fiorentino?
Al solo mostrarsi da qualche isolato più lontano, un cittadino di Firenze di rientro da una lontana e lunga permanenza all’estero, potrebbe pensare tuttalpiù all’edificazione di un nuovo carcere di Sollicciano.
Ma tralasciando l’aspetto estetico, andrebbe approfondito l’aspetto strategico e pianificatorio, che è più proprio del PiT.
Come si può pensare di sviluppare un centro moderno della città, a Novoli, con edifici che sono immersi nell’area di intervento, senza rispetto di distanze tali da rendere degna la fruibilità della destinazione d’uso che tali edifici vanno a compiere?
Strade, marciapiedi, servizi, pensati per un uso, ingolfati dalla crescita degli anni e non più idonee agli usi attuali, caricati dal nuovo intervento senza nessuna rimodellazione.
E’ pur vero che mi direte voi: ma hanno semplicemente costruito a norma! Hanno costruito a filo confine come prevede il regolamento edilizio. Allora la regola della costruzione a filo confine andrà ripensata, andrà adattata, andrà calibrata. Come si può pensare che edifici che ospitano migliaia di utenti, possano essere costruiti a filo di una rete viaria vecchia ed ingolfata? Come si può pensare ed immaginare di non trasformare la modalità di accesso ai trasporti pubblici in quell’area? Come non si può prevedere e pensare spazi interlotti, più ampi, più fruibili? Strade interne di penetrazione adeguate? Ma vi è stato realizzato un parco, mi direte voi. Un parco. Appunto.
Tant’è che adesso il nuovo assessore regionale parla del nuovo “Central Park” fiorentino. Chissà quale brutta figura faremo fare ai New Yorkesi ! Forse si riferiva alla nuova discoteca delle Cascine una volta che finiranno l’auditorium.
Ma proseguendo mi viene in mente l’intervento dei Benetton all’ex-capitol, in Piazza del Grano, angolo via de Neri.
Un ex-cinema si trasforma in centro commerciale. L’occasione dell’apertura dell’uscita posteriore degli Uffizi, potrebbe essere la programmazione di interventi di recupero e rivitalizzazione di un area depressa come quella di via de Neri appunto.
Tralasciato il fatto che l’occasione è stata per i soliti Benetton a braccetto con il Pd di allora e il “bel Leonardo”;  tralasciando il fatto che abbiano potuto effettuare un opera in tal senso, chiusura di un Cinema, trasformazione della destinazione in commerciale e via dicendo, ma la cosa strabiliante è che l’indagato Mantellassi, in carica come Presidente della Camera di Commercio, ne abbia voluto fare sede degli uffici della stessa.
Con quale pianificazione?
E’ anch’essa un occasione di una scelta, ghiottosa per qualcuno evidentemente. Certo i Benetton visto la non realizzazione definitiva dell’uscita degli Uffizi, visto il non decollare della loro creazione commerciale, hanno cercato di venirne via svelti, ma purtroppo gli è saltata la trattativa di vendita all’HardRock Cafè dell’intera struttura.
Hanno acceso un bel cero in Duomo allora e solo, ripeto, solo per caso, la Camera di Commercio fiorentina ha deciso di necessitare di uffici in centro, ben raggiungibili da tutti i fiorentini, alla faccia del decentramento. Quale occasione per la pianificazione?
Infatti la stessa Camera di Commercio si affrettava ad affittare la sede troppo centrale di Via Por S.Maria al noto brand H&M.
Che dire, l’elenco sarebbe e sarà lungo, spero che voi vogliate commentare qui sotto e indicarci cos’altro ho dimenticato…..
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