Rifkin, l’italia può guidare la terza rivoluzione industriale

rifkin 250x186 Rifkin, l’italia può guidare la terza rivoluzione industriale“L’Italia potrà guidare la Terza rivoluzione industriale, perché la sua creatività e’ imbattibile, perché con il suo sole e’ l’Arabia Saudita delle energie rinnovabili, perché e’ un ponte fra Mediterraneo e Medioriente” ed ha in se’ “i cinque pilastri della civiltà’ dell’empatia” che favorisce “la coscienza estesa a tutta la biosfera”. E’ la visione dell’economista americano Jeremy Rifkin, esposta nella lectio magistralis tenuta oggi alla Sala della Lupa di Montecitorio, con l’introduzione del presidente della Camera Gianfranco Fini.
Per Rifkin ci sono fattori energetici, tecnologici e ambientali che impongono questa evoluzione dei rapporti umani: “Per alcuni l’estrazione di petrolio ha già toccato il suo picco, per altri manca ancora qualche tempo, ma non fa differenza: ci sono solo 5/10 anni per ripensare il regime energetico della nostra società”. Ricordando come il crollo finanziario dell’autunno 2008 abbia seguito di pochi mesi il punto più alto delle quotazioni del petrolio – i 147 dollari al barile segnati a luglio – e i “tumulti nel Terzo Mondo provocati dall’aumento dei prezzi” Rifkin ha evidenziato come “il successivo crollo dei mercati sia stata solo una scossa di assestamento”.
“Le fonti di energia tradizionali sono al tramonto, i prezzi non scenderanno più” di qui – ha sottolineato – l’esigenza di lavorare per la ricerca di nuove fonti, che modifichino la “bolletta entropica che stiamo pagando con i mutamenti climatici”. Per l’economista americano “la situazione e’ peggiore di quanto non ci abbiano detto: con 3 gradi di aumento della temperatura del pianeta il 70 per cento delle forme di vita sul nostro pianeta sono a rischio nel giro di poche generazioni: infatti cosi’ si tornerebbe alle temperature dei tempi del Pliocene, quando pero’ la flora e la fauna erano diversi”.Di qui la necessita’ – per Rifkin – non solo di un sistema economico ma anche di una maggiore solidarietà che superi le diverse forme di coscienza emerse nella storia dell’umanità, da quella teologica a quella ideologica e psicologica. E’ un concetto – quello dell’ “homo empaticus” – che trova espressione nelle nuove forme di produzione delle energie rinnovabili: “le vecchie forme di produzione di energia – ricorda l’economista – richiedevano grossi investimenti e seguivano l’organizzazione capitalistica, con una gestione dall’alto verso il basso” mentre quelle rinnovabili “sono energie distribuite, sparse dappertutto, nel sole nel vento , nelle maree”.
Il modello da seguire, nella costruzione di questa “società dell’empatia” e’ quello di Internet, che vede la diffusione della conoscenza attraverso una rete: “Serve un nuovo modello politico e’ una rivoluzione che non ha niente a che fare con la politica, bisogna pensare localmente ma agire globalmente. Ma le nuove generazioni sono pronte perché crescono in un mondo dove gia’ si pensa in modo ‘distribuito’”.
Quanto ai cambimenti in atto nel team economico dell’Amministrazione Obama, Rifkin spiega di “non essere ancora soddisfatto”, sono sviluppi “ancora troppo lenti” per rispondere alle esigenze del nuovo sistema. Al contrario, conclude “ho grandi speranze per l’Italia” non solo per quanto gia’ fatto (Rifkin e’ fra gli autori del Master Plan di sviluppo energetico-economico per la citta’ di Roma, consegnato nel maggio scorso al sindaco Alemanno) ma “soprattutto quando i suoi giovani si renderanno conto che potranno creare la loro energia” e diventare cosi’ gli artefici ‘glocali’ della Terza Rivoluzione Industriale.

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