People. Solo people. Liberamente people.

Ringrazierò a vita la tecnologia, internet, la friendly comunication che questi permettono. Ma la libertà guadagnata, non è a nessun prezzo. La libertà poi va di pari passo con l’indipendenza e di questo in parte si parlava ieri al WoWoWe a TerraFutura alla cui stamani tornerò per partecipare. Ma è un discorso che facevo anche con altri in questi tempi.

Domitilla e il suo posto per arance, mi hanno dato modo di ritornare su un discorso che facevamo a pranzo ieri l’altro con il mio amico programmatore irlandese Charlie che ha scelto Firenze come base, giusto per rimarcare che da noi siamo così indietro che c’è un grande mercato. “Il pranzo non è gratis, mai.” Così stringavamo la discussione di ieri l’altro, e parlavamo della riservatezza, dei nostri dati personali, dell’uso che ne viene fatto, ma soprattutto del loro valore.

Ed allora il post di Domitilla mi ha davvero interessato, lei brava mi ha citato vari link di blogger che hanno voglia di confrontarsi sull’argomento.

La pubbilicità è in crisi nera, il mondo sta cambiando, non è solo un fatto di crisi economica generale, ma sta cambiando anche la vita di tutti noi e proprio grazie alle nuove tecnologie che permettono una globalizzazione diversa.  Dopo il globalismo economico con le sue vecchie strutture verticistiche, da posizione di rendita, si sta passando alla globalizzazione delle informazioni, orizzontale.

Il web allora sta prendendo forza, i blogger e gli utenti sono considerati importanti. Perchè scrivono contenuti e danno opinioni, quindi dalla vecchia nomenclatura, dal vecchio pensiero considerati rilevanti per influenza.

La pubblicità e le aziende, con la sua crisi di identità e di risultati, non sa più come fare a colpire i suoi target, ed allora cerca di venire qui sul web, ma non sa bene come e cosa farci.

Ed allora la pubbilicità sta cercando di coinvolgere la rete e i suoi frequentatori, li coopta, li sponsorizza, li compra. Ma la parola influenza, il suo valore è funzionale proprio alla qualità del modo di comunicare del blogger, che può vincere ed essere apparentemente molto noto e famoso usando escamotage e metodi che lo portano rapidamente ad essere noto sul web, ma alla lunga diventa famoso ma non influente se non comunica opinioni vere, trasparenza, genuinità di contenuti.

Indubbiamente il “social marketing” lavora molto sul fatto che $personaX *dica in prima persona* di usare tale prodotto. Ma ultimamente sta diventando un’invasione.- Afferma GattoNero nei commenti all’articolo di Marco Mazzei.

La rete e i suoi frequentatori di fatto sono il mondo reale, che che se ne voglia dire, e le persone là fuori sono alcune di quelle che stanno entrando quà dentro, sono persone e non vogliono essere prese per i fondelli dal blogger, come dalla società di pubblicità o dalle aziende nel mondo reale.

Di tutti questi argomenti ne parla abbastanza chiaramente Paolo Iabichino nel suo libro: “Invertising“.

La cosa interessante di cui si parlava proprio a pranzo con Charlie è del fatto che tutti noi oggi usiamo il web, accettiamo l’uso di molti di questi strumenti gratuiti, funzioni e impostazioni che spesso ci richiedono indicazioni personali, ci catalogano per noi, per semplificarci la vita, le opzioni, le preferenze, le scelte, ma poi le archiviano e le usano. Quanto valgono?

Penso alla sopravalutazione fatta di Facebook di questi giorni, dove la valutazione fatta di ogni utente, che ormai sono 500 milioni, è valutata intorno ai 100 dollari a testa.Ed ecco i 50 miliardi di dollari di valore.

Ma quale valore?

Il valore di una testa. No il valore di tutto quello che quella testa rappresenta in fatto di gusti e pensieri.

Siamo davvero teste, o solo utenti, solo pari. Siamo solo peer to peer in questa rete?

O siamo persone, thinking people?

Ed ecco che la cosa che veniva fuori ieri al WoWoWe sulla differenza tra blogger e giornalista, tra blogger sposnsorizzato e non, etcetc, è davvero importante. E’ un argomento di quelli cruciali in questo passaggio di cambiamento.

E’ interessante porsi la domanda : ma qual’è la differenza tra blogger “amatoriale” o professionista? il blogger può essere un professionista ?

Interessante le domande poste da Giuliana nel suo post: Ma tu, blogger, ci sei o ci fai?

Io personalmente per adesso credo che ci sia confusione, il blogger dovrebbe essere un blogger. Punto e basta. Libero, indipendente, esprime se stesso. Poi ci possono essere giornalisti commerciali che usano i blogger e creano un blog commerciale, che magari dovrebbero avere un nome diverso, ma che sono un altra cosa.

E’ chiaro che puoi parlare nel tuo blog della tua attività professionale e così creare un blog a carattere commerciale, ma è il tuo modo di comunicare informazioni sull’argomento. E’ corretto che tu dia un opinione, valuti un idea, un prodotto, lo commenti, ma non devi mai perdere la tua integrità. Ed la vita reale difatto.

Invece si tende sempre a parlare di aziende e prodotto, senza entrare nell’argomento perchè molti blogger si sono resi schiavi e dipendenti del rapporto economico che dall’azienda e dal prodotto ne deriva.

Ecco che allora preferisco rimanere un blogger indipendente.

Una persona, solo una persona, liberamente una persona.

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