M5S ed Europa:non deve essere la tecnocrazia o un regolamento antidemocratico, a dettare l’agenda politica.

Ieri c’è stato l’ultimo epilogo della tormentata storia Europea del Movimento: un voto della base, un decisione sul cambio di gruppo e se lasciare l’EFFD, andare nell’ALDE o restare non iscritti, e una conseguente doccia fredda dopo la bocciatura da parte del futuro gruppo scelto, l’ALDE.

Premetto che secondo me, la nostra rivoluzione politica, non è andare a costruire un nuovo soggetto di opposizione, ne alternarsi o rottamare un gruppo politico o una classe dirigente politica, ma era ed è rovesciare il paradigma di come la politica si attua e si gestisce, di chi ne sono gli attori, di quali ne sono i valori.

Sulla base di ciò, per cui, tocco alcuni punti sul voto in oggetto.

Il voto era chiesto e motivato con l’esigenza imposta dai regolamenti. Far parte di un gruppo parlamentare europeo non vuol dire principalmente condividerne una coalizione politica, ma unire le forze per poter fare di più. Cioè i regolamenti del parlamento europeo prevedono che tu possa essere parte di un gruppo parlamentare europeo, con rappresentanti di tutte le nazioni o una buona parte di esse, oppure confluire nel gruppo misto.

La polemica, sia interna tra attivisti, che esterna gonfiata dai media e dagli avversari politici, è stata incentrata sul fatto che il M5S, si apprestava a proporre un cambio di gruppo passando da un estremo politico all’altro, incentrandola sull’aspetto politico dell’appartenenza.

Ma la scelta era più funzionale, sapendo come funziona il parlamento europeo, come ben spiegava Ignazio Corrao in un suo post, o un articolo del Mattino dove si spiegava che avremmo potuto perdere acceso ai Fondi 400 per 680.000€ annui.

“…finire tra i non iscritti significherebbe perdere buona parte dei «fondi 400» destinati ai gruppi («circa la metà», dicono fonti interne al Movimento). Si tratta di una cifra di circa 40mila euro all’anno per ogni parlamentare, un tesoretto di circa 680mila euro usati dai pentastellati anche per finanziare attività sul territorio. “

Io non ci vedo niente di strano nell’entrare in gruppo parlamentare europeo, se mantieni dritta la barra politica di attuazione del tuo programma votato dagli elettori, ma non lo trovo utile allo scopo di realizzarlo il programma e non trovo corretto e coerente al metodo, farlo.

Se devi iscriverti ad un gruppo parlamentare europeo per avere accesso ai rimborsi spesa, per avere accesso ai file ed agli strumenti, per avere voce nel metodo con cui si attua la democrazia dentro il parlamento stesso, significa che alcuni parlamentari, che hanno la colpa di non essere rappresentati in tutte le nazioni, non hanno lo stesso valore rappresentativo, cioè significa che alcuni elettori non hanno lo stesso valore di altri. Questa è un aberrazione e questa dovrebbe essere la nostra lotta. Non piegarsi ai regolamenti e cercare nelle pieghe del sistema di far approvare leggi o mozioni utili a realizzare piccole parti del programma.

Noi dobbiamo, come primo obiettivo, cercare di cambiare in toto il modo con cui l’europa viene amministrata, il tipo di democrazia  con cui viene alimentata ogni giorno.

Ecco perché ho votato per l’indipendenza e voterò sempre per questa, perché l’indipendenza non ha prezzo, soprattutto quando fai una battaglia contro la corruzione, contro il sistema di mercificazione della democrazia; non puoi pensare che chi fa parte del sistema e da esso sia assoggettato, possa collaborare con te.

Non saranno i soldi a dettare l’agenda del Movimento. Non saranno i regolamenti antidemocratici a dettare le nostre scelte.

Coerenza di rimanere indipendenti, coerenza di poter lottare per i nostri ideali.

Sicuramente fuori da un gruppo parlamentare avremo meno mezzi economici e meno opportunità, ma manterremo il valore di coerenza e indipendenza.
Comunque anche stando dentro un gruppo parlamentare molte delle nostre proposte saranno bocciate, accantonate, snobbate dalle lobbies e dai partiti e fazioni.

Le gerarchie burocratiche sono lente a cambiare, l’estabilishment è spaventato dal rischio. La rivoluzione riuscirà se saremo tanti fuori, non se saremo nel gruppo parlamentare giusto.

Sono per indipendenza dalle logiche del sistema e dalle regole di come funziona un Europa che non mi piace per cosa rappresenta, per come si rappresenta, per come si attua.

Sono per l’europa dei popoli e spero saremo in tanti a pensarla così.
Se necessario mobilitiamoci tutti, noi attivisti e scendiamo in piazza a prender firme per cambiare i regolamenti, per avere una democrazia in europa, non una tecnocrazia.

Se serve, saliamo su letto dell’europarlmento, occupiamo le piazze, ma non svendiamoci al ribasso.

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